STORIA

PIÙ LUCE

di Peter Assmann

Senza luce non esisterebbe una visibilità del mondo, di quello umano, visto e interpretato attraverso incessanti sensazioni, un momento dopo l’altro, in un susseguirsi di battere di ciglia e cosi via. Le arti visive dipendono ovviamente dalla luce come nessun’altra forma espressiva, ma è stato solo durante gli anni dello sviluppo dell’arte moderna all’inizio del Novecento che la luce è diventata un mezzo artistico autonomo. Gli artisti hanno cominciato ad usare la radiazione luminosa come elemento di un concetto estetico, andando oltre la ricerca degli effetti luminosi, della “grafica della luce”, cioè della “fotografia” in uso dalla metà dell’Ottocento. Naturalmente l’invenzione della luce elettrica ha creato la base tecnica per far sì che la luce diventi un elemento e anche una tematica specifica della storia dell’arte.
Usare la luce in modo singolare e insieme totalizzante porta in sé sempre il fascino di muoversi quasi automaticamente fra corpo e spazio, essendo la luce sempre in parte materia e in parte onda. Concretizzare la luce in una forma, creando con essa un ambiente spaziale, conduce quindi fin dall’inizio a una prospettiva concettuale vibrante, a un fascino provocato solo dalla concentrazione della stessa luce. A questa sempre esistente bipolarità della luce viene associata subito la dimensione del tempo, perché luce vuole dire concretizzazione istantanea, un batter d’occhio ma molto più veloce di quello umano. Pensando alla mitologia questo momento della creazione appartiene a quasi tutte le diverse culture umane legate alla creazione della luce, quindi assumendo questa prospettiva siamo al punto iniziale dell’arte, luce è creazione all’inizio delle ere.
La Biennale art light di Mantova assume questi discorsi artistici, proponendo una mostra all’aperto, in piena luce per tutti coloro che passano nel prestigioso ambiente del complesso architettonico del Palazzo Ducale di Mantova: un enorme complesso con più di mille stanze, giardini, piazze, etc. Il progetto si svolge sulla facciata del Palazzo verso il lago, una visione che da secoli stupisce ogni visitatore della città virgiliana. Questa eccellenza del passato si accresce con sculture e installazioni di artisti internazionali che sono maestri della luce, desideriamo creare un’esperienza artistica ed estetica speciale nell’atmosfere notturne, della sera e della notte, quando di notte le gallerie d’arte e i musei sono generalmente chiusi.
Nell’anno della capitale culturale dell’Italia 2016 a Mantova, sempre seguendo un’idea del curatore Vittorio Erlindo, abbiamo realizzato una prima versione del progetto “light art” con molte reazioni anche inaspettate, per esempio la gente meditava a lungo davanti un’opera o ha reagito rammaricandosi della disinstallazione alla chiusura del progetto. Quest’anno, grazie ad un grande partenariato con ENI il progetto art light si è ampliato, coinvolgendo non solo più artisti ma anche più spazi, allargando cosi i discorsi concettuali e le sensazioni artistiche per i visitatori che passando per la lunga facciata del complesso architettonico, con al centro la Cavallerizza di Giulio Romano e le altre zone della Corte Nuova verso il Castello di San Giorgio, si trovano in mezzo ad una strada artistica della luce, che allarga la prospettiva finora vissuta di questa visione architettonica cosi complesso e affascinante. La poesia così unica di queste opere esposte ha già all’inaugurazione creato un’atmosfera d’incanto, il visitatore che passa è come portato in un altro mondo, in un’altra prospettiva del nostro mondo. Il fossato, un ponte, il prato della Cavallerizza diventano un palcoscenico per nuove forme allucinanti, e abbacinanti, l’architettura delle arcate, delle logge, del “volto oscuro” diventano complici delle installazioni artistiche, determinando insieme una nuova percezione degli edifici e del contesto naturale ammirati per secoli come eccellenza artistica del passato. Così si crea valorizzazione, valori in più, un’ eccellenza in più.
Ringraziamo il curatore e ideatore del progetto, Vittorio Erlindo per il suo lavoro, che ha coinvolto tante persone e ditte che han- no dato il loro sostegno all’idea presentata, così si è potuto creare con ENI come partner del progetto un servizio d’arte molto speciale per la città di Mantova e i suoi visitatori. Vale a dire, una visita al museo per vedere nuove forme dell’arte contemporanea in un ambiente storico senza dover fare un biglietto e anche senza dover entrare nel museo stesso. Un grazie speciale per il team del Palazzo Ducale sotto la guida dell’arch. Verena Frignani e – last but not least – a Franco Amadei per il suo prezioso aiuto al progetto su diversi fronti fin dall’inizio. Ricordiamoci del famoso scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe che ci ha lasciato come ultima sua frase in questa vita “… più luce”, ora diamo seguito a queste parole.

Peter Assmann si è laureato in storia dell’arte all’Università di Innsbruck nel 1987, dove ha anche studiato storia e letteratura tedesca.
Storico dell’arte, professore universitario, artista visivo, curatore, è stato direttore dei musei regionali (Landesmuseen) dell’Alta Austria (dal 2000 al 2013), presidente dell’associazione dei musei d’Austria (dal 2002 al 2012) e vicepresidente della Società austriaca del folclore (2010-2013). È stato anche membro di NEMO (Network of European Museum Organizations) dal 2009 al 2014. In Italia, dove ha studiato e lavorato (nel 1989, a Firenze, al Deutsches Kunsthistorisches Institut), dal 2011 è membro del comitato scientifico del Museo del Castello del Buonconsiglio di Trento. È stato nominato direttore del complesso museale del Palazzo Ducale di Mantova nel dicembre 2015.

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