MARCO LA ROSA

| PASSEPARTOUT |

Una comunissima chiave blu, un Passepartout con cui aprire le porte, i cancelli, le menti, i cuori del mondo.
Con questa chiave, che campeggia solitaria e decisa nell’arcata centrale – contando e ricontando mentalmente i passi del Tasso intento a un’ode per la sua principessa… – il Loggiato della Cavallerizza si è aperto all’arte contemporanea. L’arte, la poesia è questa! Concettuale e minimalista, fredda e intensa come il blu elettrico di questo suo Passepartout.
Diversamente da Joseph Kosuth, uno dei principali esponenti dell’arte concettuale e anche figura chiave della light art, Marco fonda la propria investigazione sulla natura del linguaggio, non tanto sulla parola ma sull’immagine. Ad essa demanda il messaggio.
Con una semplice immagine, con un segno ridotto all’essenziale riesce a tradurre il senso della missione dell’arte: precisa, intrigante, vitale, rigorosa, pulita, che lascia però spazio a letture personali, che lascia senza parole ma che sospinge i pensieri e induce a parole.
È evidente che con la chiave o il Passepartout si accede a un’infinità di concetti: chiusura, apertura, passaggio, collegamento, altrove, luoghi differenti o addirittura differenti mondi, epoche, nascita e morte, mitologia, fede: ma trattandosi di una installazione dedicata a questo piccolo teatro del cielo e delle acque, per questa mostra, voglio circoscrivere il significato e i significanti dell’opera, all’apertura fisica e culturale del Loggiato della Cavallerizza al pubblico. Un’accezione certamente meno intrigante di quanto gli ambiti filosofici, psicologici, ci avrebbero potuto condurre, ma certamente più pragmatica e realista dei tanti e infiniti modi per interpretarla. Un piccolo “m’illumino d’immenso” artistico, per le notti di Mantova di questa estate.

MARCO LA ROSA
Nasce a Brescia nel 1978. Coesistono, nei suoi lavori, elementi comuni e ricorrenti che ogni volta riemergono in modi e tempi differenti. Tali “costanti d’indagine” sono, oramai, parte indispensabile, bussola, del suo viaggio. Doppio, confine, limite, altrove, vuoto, sono alcuni dei concetti fondamentali che alimentano, giorno dopo giorno, la sua inquietudine. Una quotidiana oscillazione tra una componente mentale e una fisica. Un “doppio sguardo” ricolto al tempo e allo spazio che crea necessariamente delle sfasare, e delle sconnessioni, nelle cui fratture, costruisce e colloca il suo lavoro e le sue opere. Immagini come filtri, membrane o soglie che invitano il visitatore ad oltrepassare la realtà contingente.

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BIENNALE LIGHT ART
COMPLESSO MUSEALE PALAZZO DUCALE
CAVALLERIZZA DELLA CORTE NUOVA
24.06 – 18.09.2016
MOSTRA A CURA DI
Vittorio Erlindo
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Ylenia Apollonio e Lisa Valli, con la collaborazione di Franco Amadei
UFFICIO COMUNICAZIONE
Renata Casarin con Ylenia Apollonio e Alessandro Colombo
REDAZIONE TESTI
Alessandro Colombo, Chiara Tranquillità e Lisa Valli
CREDITI FOTOGRAFICI
Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova:
Archivio Storico Fotografico (operatrice Cristina Garilli), Laboratorio fotografico (operatrice Emanuela Pezzini), Massimo Allegri, Paolo Bernini, Paolo Bertelli,, Niccolò Tasselli, Lisa Valli