
IL TERRITORIO
La provincia di Mantova è suddivisa in quattro aree: Alto mantovano – Medio mantovano – Oglio Po – Oltrepo mantovano. Confina in senso orario con le province di Verona, Rovigo, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Parma e Cremona e Brescia.
L’Alto mantovano, che si estende dalla pianura alle colline dell’anfiteatro morenico del Garda, offre un paesaggio vario e, talvolta, di incomparabile bellezza. La fascia collinare con i suoi dolci declivi, i suoi vigneti e i percorsi a piedi, in bicicletta e a cavallo, propone un paesaggio dolce e di grande impatto.
Tutta questa zona presenta anche significativi esempi di architettura, specie medioevale (castelli, mura e borghi fortificati), e religiosa.
Il Medio mantovano, dove si trova Mantova, è un’area pianeggiante, attraversata dal Mincio e chiusa a sud dal Po. Dal punto di vista paesaggistico sono interessanti soprattutto le zone umide, quali le valli del Mincio fra Rivalta e le Grazie, i laghi di Mantova, la Vallazza e la Garzaia di Valdaro, aree protette di grande rilevanza che rientrano nel Parco del Mincio, l’ente proposto alla salvaguardia oltre che delle sponde del fiume, anche delle zone circostanti, dal Garda al Po.
Il territorio dell’Oglio Po si caratterizza per la ricchezza delle acque e delle zone umide divenute zone protette dal Parco Oglio Sud, che pure è a cavallo fra le provincie di Mantova e Cremona.
Troviamo così la garzaia di Pomponesco e le torbiere di Marcarla, interessanti sia dal punto di vista naturalistico che paesaggistico. L’agricoltura e l’agroalimentare sono elementi importanti dell’economia della zona.
L’ Oltrepo mantovano è la zona della provincia in destra Po fino all’Emilia, che pure esercita un notevole influsso (dialetto, mentalità. Il territorio, estremamente fertile e ricco di produzioni agricole, lega la sua storia e la sua economia al grande fiume, vero padre padrone, che spesso ha fatto sentire la sua forza con ricorrenti inondazioni. L’arginatura dell’alveo fluviale ha reso più sicure queste terre; l’ agricoltura ricca e specializzata produce meloni, zucche, pere, angurie, cipolle. Notevole l’allevamento suinicolo e bovino.

“…Manto fu, che cercò per terre molte;
poscia si puose là dove nacqu’io;
onde un poco mi piace che m’ascolte…”
Così racconta Dante per bocca di Virgilio nella sua “Divina Commedia” la storia della fondazione della città da parte dell’indovina Manto.
Mantova fondata da una strega dunque, Mantova come Camelot, Mantova magica e misteriosa…
Ma cosa ha a che fare Mantova con Camelot? A questa domanda una sola è la risposta…venire a Mantova e viverla, entrare nei suoi palazzi e perdersi nei suoi vicoli e vicoletti, fermarsi in un’osteria ed assaporare la raffinata cucina suo ricco passato. Dagli Etruschi ad un Rinascimento fastoso ascoltare la sua storia ricca di misticismo e magia. Piccola e ben disegnata Mantova è innanzitutto un’originale miscellanea di storia ed arte.
La città s’impone al visitatore soprattutto come scrigno di tesori d’arte che nomi famosi nel mondo seppero riempire di opere preziosissime; Mantegna, Pisanello, Giulio Romano, Leon Battista Alberti, Fancelli, Leonardo da Vinci, Tiziano, l’Ariosto il Tasso, l’Aretino. Questi sono solo alcuni dei personaggi passati da Mantova – che accrebbero la sua indiscussa dignità culturale – ma la lista è ancora lunga e lascerà stupiti anche i più scettici.
Mantova, città antichissima affonda le sue origini ancor prima del periodo etrusco (tracce di insediamenti etruschi sono presenti presso gli scavi del “Forcello” all’uscita del casello di Mantova sud), fu però in epoca comunale che acquisì la sua connotazione di città fortificata con importanti palazzi di epoca medievale.
Al periodo Comunale e al breve periodo della dominazione dei Bonacolsi risalgono il palazzo del Podestà, il palazzo della Ragione, il palazzo Bonaccolsi con la sua torre, oltre a varie altre torri che facevano parte delle case-torri delle famiglie più potenti della città, come quella della Gabbia, dei Gambulini, degli Zuccaro. Nella sua prima periferia la chiesa del Gradaro, ricorda il luogo dove secoli prima venne martirizzato, tramite decapitazione, il centurione romano Longino, mentre la Rotonda di San Lorenzo, di epoca Matildica venne edificata attorno all’anno 1000 (sui resti di un antico tempio romano dedicato a Diana) per ricordare il miracolo del ritrovamento del Sacro Sangue di Gesù, perduto da tempo. Mantova raggiunge però il suo massimo splendore sotto la lunga dominazione dei Gonzaga (1328-1707).
Simbolo del passaggio, da comune a signoria è il Palazzo Ducale, una delle più estese ed elaborate regge d’Italia che racchiude in se circa 950 tra sale e stanze con numerose piazze, corti giardini e giardini pensili. Da non perdere lo splendido “Giardino dei Semplici” con le sue erbe antiche e le sue piante disposte seguendo specifiche simbologie magiche e alchemiche.

Palazzo Ducale si sviluppa tra l’antica Piazza di San Pietro (l’attuale Piazza Sordello) e la riva del Lago Inferiore. Inizialmente composto da corpi di fabbrica disaggregati, il Palazzo trova forma organica nella prima metà del XVI secolo, quando diviene un unico, grandioso complesso architettonico corrispondente al più antico quartiere cittadino.
La famiglia Gonzaga ne fa la propria residenza dal 1328 al 1707, quando l’ultimo duca Ferdinando Carlo, tacciato di fellonia, è costretto all’esilio. Il 2 aprile 1707 la Casa d’Austria rivendica il diretto dominio del Ducato mantovano ed inizia il governatorato degli Asburgo.

Anticamente situato su un’isola posta al centro del quarto lago di Mantova ora prosciugato, Palazzo Te è uno dei più straordinari esempi di villa rinascimentale suburbana manierista.
L’intero complesso, decorato tra il 1525 e il 1535, fu ideato e realizzato da Giulio Romano (1499 – 1546) per Federico II Gonzaga (1500 – 1540) come luogo destinato all’ozio del principe e ai fastosi ricevimenti. Sin dall’origine il Palazzo si apriva, attraverso ampie logge, su vasti giardini destinati a rendere gradevole il soggiorno nel palazzo pensato su imitazione delle antiche ville romane.
La struttura architettonica delle facciate esterne dell’edificio è caratterizzata dalla lavorazione a bugnato delle superfici murarie e dalla presenza dell’ordine gigante di paraste lisce doriche che ne scandiscono il ritmo. All’interno il palazzo appare organizzato attorno ad un grande cortile quadrato chiuso sui quattro lati da paramenti murari a bugnato liscio scanditi dall’ordine unico di semicolonne doriche che sorreggono una trabeazione classica a metope e triglifi.



