DAVIDE DALL’OSSO

| DUENDE |

“Se non mi si chiede che cos’è, lo so. Se me lo si chiede, non lo so”. Era questa la riflessione di sant’Agostino sul tempo e quindi su un concetto per lui inesprimibile.
L’opera di Davide dall’Osso, il Duende assomiglia al concetto del tempo, ma essendo opera fisica e non concetto teorico è possibile tracciare un percorso interpretativo. Il Duende – che si infila tra le case di Spagna e dell’America Latina – è un magma di sensazioni, contraddizioni, predizioni, paure, perdizioni,   folgorazioni, lucori abbacinanti e bui neri come la pece, e altro e altro ancora. Indicibile, intraducibile, inspiegabile. Entra in noi e nelle case facendosi padrone assoluto senza che noi possiamo farci niente. Luminoso e oscuro come la luce nera.
Le tre figure che compongono l’opera nascono per essere dolcemente smosse dal vento estivo delle arcate della Cavallerizza… se il vento non soffierà e non le muoverà, queste danzeranno ugualmente negli occhi degli osservatori e per la Luna, come nei racconti del Duende, o come in Chocolat, fino a perdersi danzanti tra le braccia degli zingari, intrappolate nei sensi, nelle corde e nei suoni dei violini. I loro corpi, il ricordo e le immagini del flamenco, prenderanno così le nostre menti…

DAVIDE DALL’OSSO
Diplomato come attore di prosa alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, successivamente viene selezionato con una Borsa di Studio per il “Corso di perfezionamento per attori professionisti” tenuto da Luca Ronconi al Teatro Argentina di Roma. Qui come attore di prosa lavora con diversi registi: Piero Maccarinelli, Carlos Martin, Thierry Salmon, Alfredo Arias, Mauro Avogadro e Luca Ronconi. Dopo la carriera come attore decide di seguire il suo sogno di diventare scultore. Mostre personali e collettive di rilievo: 2020 installazione all’Accademia Carrara di Bergamo, 2019 installazione a Bagno Vignoni; personale a Castelfiorentino; installazione al Salone Nautico di Genova; installazione a Fieracavalli; collettiva a Weingarten; 2018 personale a Siena; Biennale Art Light a Mantova; 2017 installazione nella Chiesa di S.Agostino a Cortona; due mostre personali a Pietrasanta; 2016 “Sanremo”, collaborazione alla scenografia e mostra al Teatro Ariston; mostra collettiva a Palazzo Ducale a Mantova; 2014 Paralimpiadi di Sochi, Expo Milano; 2011 “54a Biennale Venezia” nelle città di Milano, Viterbo e Torino; Rotonda della Besana; 2009 Leoncavallo di Milano; nel 2010 personale Equestria, Haras National, Tarbes, Francia.

DAVIDE DALL’OSSO
FABRIZIO VISCONTI

| ZONA FRANCA, FIGURE UMANE E CAVALLI |

Si sono messi in cammino/ uscendo dalle onde/ e hanno deciso di stare in gruppo/ sognando una terra promessa (R. Mutt).
Sono meno di quando erano partiti. Gli altri si sono persi o sono stati salutati dalla sponda del barcone mentre se ne andavano a scandagliare i fondali del mare. Ne mancano, ne mancano tanti!
Sono però ancora tanti, come nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo, ma senza Stato. Guardano avanti, forti e fiduciosi che il mondo sarà, prima o poi, diverso e migliore e che dovranno camminare tanto per raggiungere un posto, una zona franca in cui finalmente sedersi e far riposare le donne i bambini e i cavalli.
Camminano sui limes di nazioni e continenti, silenti.
Oscillano come pendoli sulle acque dei mari accompagnati dal fragore delle onde. Nessun inno, nessuna bandiera, nessun colore, tranne il colore della pelle. Camminano a testa alta, guardando in basso alla ricerca di un perché delle miserie della vita. Il prato della Cavallerizza per un’estate li accoglie, è territorio franco, una temporanea salvezza. Le grate di ferro che ce li rendono lontani, sono come lame di coltello conficcate nella pancia della storia, e così li possiamo guardare solo da lontano come nei reportage televisivi. Ci interpellano non solo sulla loro prigionia, ma anche sulle nostre libertà. Ci interrogano sui ponti e le barriere, sui fili spinati e sul lavoro… e tuttavia l’osservatore spesso non ha risposte, non riesce a comprendere, non ha parole. Continuano il cammino dei migrantes dell’Ottocento, proseguono le peregrinazioni dei nostri padri.
Nulla è cambiato da allora: semplicemente, si muovono nel mondo per muovere il mondo.

FABRIZIO VISCONTI
Nato a Milano. Si è laureato in Architettura, indirizzo Design e Arredamento, presso il Politecnico di Milano con il massimo dei voti. Ha poi conseguito il Master in “Lighting Design & LED Technology” presso il Politecnico di Milano (110/110). Ha conseguito i diplomi in Regia presso la GITIS (Università Russa di Arti Teatrali, Mosca) e in Drammaturgia presso la Comuna Baires di Milano. Socio fondatore e direttore artistico dell’Associazione Eccentrici Dadarò (riconosciuta e sostenuta da MIBACT, Regione Lombardia, Fondazione Cariplo), e del Progetto La Gare, per i quali segue le regie a la scrittura drammaturgica degli
spettacoli e con la quale vince diversi premi nazionali e internazionali. Cura la direzione artistica di diverse Stagioni Teatrali. È stato Direttore Organizzativo del Teatro Binario7 di Monza e co-direttore Artistico del Teatro Filodrammatici di Milano seguendo la direzione del Progetto Atelier (progetto d’integrazione delle Arti visive).

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BIENNALE LIGHT ART
COMPLESSO MUSEALE PALAZZO DUCALE
CAVALLERIZZA DELLA CORTE NUOVA
24.06 – 18.09.2016
MOSTRA A CURA DI
Vittorio Erlindo
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Ylenia Apollonio e Lisa Valli, con la collaborazione di Franco Amadei
UFFICIO COMUNICAZIONE
Renata Casarin con Ylenia Apollonio e Alessandro Colombo
REDAZIONE TESTI
Alessandro Colombo, Chiara Tranquillità e Lisa Valli
CREDITI FOTOGRAFICI
Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova:
Archivio Storico Fotografico (operatrice Cristina Garilli), Laboratorio fotografico (operatrice Emanuela Pezzini), Massimo Allegri, Paolo Bernini, Paolo Bertelli,, Niccolò Tasselli, Lisa Valli