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BIENNALE LIGHT ART MANTOVA 2018

Il Complesso Museale di Palazzo Ducale ha fatto da cornice alle opere di questa Biennale. Una cornice che si è allargata quest’anno fino a raggiungere il fossato del Castello di San Giorgio e il porticato della Rustica.
Le opere che abbiamo presentato nella Biennale, stabiliscono attraverso la luce un rapporto speciale con i visitatori, parlano con immediatezza sia ai bambini che agli adulti, ai conoscitori così come ai prossimi all’arte, mettendosi in comunicazione diretta, senza mediazioni e costruendo una serie di relazioni infinite e impensabili.
Molte di queste opere ci portano ad una rilettura degli spazi architettonici in maniera del tutto nuova e diversa. Massimo Uberti proporziona i suoi 4 interventi (l’Ellisse, La grande linea, Sforzinda, e lo Studiolo) alle dimensioni della Cavallerizza e del Loggiato di Eleonora, così come mai era stato fatto. Calcolate al millimetro, senza sbavature e fronzoli, si affacciano al cielo e alla nostra vista, senza rimandi nascosti, Si presentano con finezza e potenza senza porre domande. La risposta è loro luce e la forma.
O, come nel caso di David Dimichele, che rilegge uno dei porticati della Rustica in maniera del tutto nuova tracciando dei segni e delle linee luminose che, senza alcuna cancellazione, spezzano l’ordito giuliesco per offrire uno sguardo diverso da come lo abbiamo visto finora. Altre ci ricordano l’idea il Tempo e della Biblioteca impossibile e, come è spesso la cultura, inaccessibile (Federica Marangoni) altri ancora, l’immane tragedia delle migrazioni con il loro portato di dolore e di esclusione (Romano Boccadoro) o, come nel caso di Marco La Rosa ad un’immagine a tutti famigliare, come le imposte socchiuse nella stanza, che ci riporta a quella solitudine pensante così cara e ormai rara.
È una Biennale che ha dentro molti racconti e che tocca corde dell’anima molto diverse tra loro.
 È il caso della installazione nelle acque del Castello di san Giorgio di Davide Dall’Osso, che ci spinge ad un affaccio dall’alto su un palcoscenico improprio come il fossato e che però ci restituisce l’idea che guardando in basso, (o forse, soprattutto guardando in basso) si ritrova il senso della vertigine della vita e quelle sottili vibrazioni che ci riportano ad una dimensione più umana e poetica. Testimoni: Degas, Monet, Giulio Romano.
Vi è poi l’opera di Nicola Evangelisti, un diamante verde smeraldo specchiante con un filo di luce al laser, puntato sul centro del soffitto della Rustica e che si rifà alle geometrie di molte religioni che ne condividono da secoli l’idea assoluta di perfezione, esclusa a noi umani.
Vi è infine l’opera di Donatella Schilirò, un omaggio a Mantova alla sua pianta cittadina, che richiama un abito femminile con il cielo stellato del 1492, anno della scoperta dell’America. Un vero cameo luminoso dove le strade si incrociano in un unico piano, col cielo. Il racconto lungo 5 secoli di un sogno. Raccogliendo molti commenti e mail pervenutici sulla Biennale, gli aggettivi più usati sono: poetica, suggestiva, entusiasmante, lirica e potente, straordinaria….
Questo è stato possibile grazie soprattutto alla preziosa partnership di Eni e alla disponibilità di diversi sponsor tecnici della città, a volte indispensabili con la loro prontezza, per realizzare una manifestazione forte e potente sia per l’impianto tecnico che per i risultati visivi.
Inutile dire che in questo scenario, il lavoro degli artisti è stato non solo straordinario ma anche illuminante oltre che luminoso. Le opere quasi tutte realizzate in site specific nel fornire infatti un’immagine completamente nuova e diversa del fronte est del Complesso Museale, ha contribuito a far brillare il lavoro e l’ingegno di Giulio Romano, artifex delle parti più belle di Mantova.

LUOGHI DELLA MOSTRA
COMPLESSO MUSEALE DI PALAZZO DUCALE
Castello di san Giorgio
Listone dei Marmi
Salone del Tasso
Loggiato di Eleonora
Prato e Loggiato della Cavallerizza
Portici della Rustica